Archivio per ‘Recensioni’

ottobre 4, 2012

A pranzo con Giulia: la recensione di Gustoblog

Michele Marziani torna a deliziarci con delle ricette gustose e semplici. A pranzo con Giulia, infatti, è libro che raccoglie ricette semplici da preparare, come spiega l’autore stesso nelle brevi Istruzioni per l’uso:

Quando sono a casa, a Rimini, vado a prendere mia figlia Giulia a scuola. Pranziamo insieme, tutti i giorni. E cucino io. Poche cose, buone, sane, gustose (spero…) e pronte in mezz’ora. Non ho tempo in più da dedicare alla cucina Un piatto al giorno. Lo stesso che ho pensato di proporre qui: magari è un’idea per altri papà (o mamme) che amano mangiare bene e hanno solo mezz’ora di tempo. O poco più.

Questo è il primo pregio del ricettario: preparazioni semplici e veloci che tutti possiamo realizzare, con ingredienti che troviamo al mercato e senza dover ricorrere a cibi preconfezionati. L’autore, saggiamente, consiglia di utilizzare prodotto freschi e, possibimente, a chilometro zero.

Un altro vantaggio di questo libro, a mio modo di vedere, è che si lascia spazio a chi cucina. Non ci sono foto che ingabbiano la fantasia (i libri di cucina patinati con mille foto sono, secondo me, inutili perché inducono a una sorta di depressione visto che difficilmente nelle nostre case riusciremo a preparare dei piatti così come li propongono i grandi chef; purtroppo nella cultura dell’immagine in cui viviamo si dà più importanza a come si presenta un piatto invece che a quello che nella scodella si mette… ma questo è un altro discorso). E, soprattutto, non si tratta di preparazioni farmaceutiche che indicano i grammi all’esasperazione.

Così scrive Roberto Russo su Gustoblog.

Per leggere la recensione completa cliccare qui.

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settembre 19, 2012

Un ombrello per le anguille – La recensione di Libri e Recensioni

Un ombrello per le anguille. Racconti scritti sull’acqua ci mostra un Marziani un po’ diverso dal solito, non solo perché si cimenta in brevi racconti invece che in un romanzo, ma soprattutto perché stavolta l’autore ci parla di sé.
Come riesca Marziani a tramutare ricordi e riflessioni personali in storie coinvolgenti per chiunque, come possano dei racconti di pesca appassionare anche persone per nulla interessate all’argomento, è solo da imputare alla bravura dell’autore. Lo stile evocativo delle sue parole e l’aria rarefatta, a tratti quasi malinconica che permea i suoi scritti, sono infatti capaci di trasmettere emozioni a qualsiasi tipo di lettore.
Che parli dell’apertura della pesca alla trota oppure della papera di Martina, quel che l’autore fa è regalare storie delicate ed intrise di sentimento che, senza inutili sdolcinatezze, svegliano sensazioni, ricordi e riflessioni in ciascuno di noi.
E’ il passato che parla attraverso questi racconti, sono i ricordi di un periodo ormai remoto nel tempo, non solo per gli anni trascorsi, ma per la vita che è cambiata sotto ogni aspetto, rendendo differente persino la pesca – con i nuovi metodi – ed addirittura fiumi e ruscelli, il cui corso è spesso differente da quello originario per motivi legati all’interesse dell’uomo.
Un ombrello per le anguille sembra quasi invitare il lettore a fermarsi, a prendersi del tempo per sé, per ritrovarsi, per ricordare o solo per ritagliarsi – in una vita sempre più frenetica – un po’ di tempo per far ciò che amiamo e che ci fa star bene. Davvero bello.

Per leggere la recensione completa di Maria Guidi cliccate qui

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settembre 4, 2012

Un ombrello per le anguille: la recensione di Libertà di parola

Negli anni 70, a casa, ogni venerdì, a cena, pesce. Non di mare: rigorosamente di acqua dolce. E mai che sia stato acquistato in pescheria: un amico di papà aveva la passione per la pesca e regalava volentieri il pescato. Ogni settimana, al primo boccone, non potevo fare a meno di pensare al signor William e di chiedermi chi mai glielo facesse fare di trascorrere la domenica in solitudine, con i piedi a mollo nell’acqua (va bene, esistono gli stivaloni, ma non dev’essere comunque il top della comodità), mentre gli amici erano al bar, a giocare a carte e a commentare i risultati di calcio.
A volte ci rifilava un pesce di cui non ricordo il nome, pieno di spine. “E soprattutto, non potrebbe tenerseli, i suoi pesci, il signor William?” pensavo, cercando di evitare di mettere in bocca le spine traditrici, sottili e trasparenti.
Ad un certo punto, il signor William ha smesso di andare a pesce e io di rimuginare sulle mie domande senza risposta. Fino a quando non ho letto “Un ombrello per le anguille”. Non un romanzo e nemmeno un noioso manuale di pesca, ma una raccolta di racconti e memorie, aneddoti che parlano di pesca ma non solo: raccontano la vita.
Perché dietro quelli che sembrano semplici gesti come preparare la canna, sistemare l’esca, lanciare e attendere ci sono emozioni che non avrei mai sospettato. La scoperta della passione, attraverso i racconti dei più anziani, la ricerca dei luoghi più adatti, la preparazione del materiale al meglio, facendo tesoro dell’esperienza trasmessa dai più esperti. C’è emozione anche nell’attesa. Perché è un continuo dialogo con la natura, in uno scambio che arricchisce. E quando l’uomo si arricchisce, migliora anche nei rapporti con i propri simili.
Vero, il pesce è buono anche da mangiare. Ma, dopo aver sistemato l’anguilla in un ombrello capovolto per farla stare comoda, il signor William avrà davvero voglia di mangiarla?

Puoi leggere la recensione originale qui

agosto 28, 2012

Un ombrello per le anguille: la recensione di Entusiasmi…repressi e non…

Pensavamo che le tue fossero favole.
No, sono storie di pesca.

Una serie di racconti dove la malinconia, i ricordi e un certo non so che di passato che più non può tornare, la fanno da padrone.
Ma l’ultimo libro sulla pesca dello scrittore riminese Michele Marziani Un ombrello per le anguille non è solo questo.
Ben altre cose sono nascoste nelle storie qui raccontate; cose che solo leggendo tra le righe è possibile scoprire, magari anche inconsciamente, seguendo nemmeno troppo attentamente le azioni dei protagonisti, lasciandoli ai dettagli delle loro avventure, ma cercando di annusare il profumo del fiume, del pesce, del lago, della colazione fatta quando fuori è ancora buio.
I più giovani probabilmente non sanno e non possono sapere di cosa sta parlando Michele Marziani quando scrive libri come questo, ma chi ha avuto la fortuna di avere un padre o comunque qualcuno che partiva da casa in orari oramai troppo difficili da ripetere, ha messo insieme un bagaglio culturale che lo distingue dal resto delle persone e che lo può aiutare a cogliere gli aspetti di cui parla.

Probabilmente non c’è una cosa specifica, una frase o una descrizione che fa scattare una molla, no.
Succede però che a fine lettura si ha in mente qualcosa che non è propriamente rappresentativo di quello che è stato letto, ma una sua trasposizione elaborata in base alle esperienze personali di ognuno.
Non è propriamente film del libro come nel caso di pura narrativa, ma è il film di come il lettore sta vivendo il libro, di quello che ha risvegliato dentro di lui.
E’ infatti lo spirito il vero protagonista di queste storie, ovvero la serenità e la gioia di vivere un’avventura sempre nuova ogni giorno essendo consapevoli del ruolo di protagonista.
La pesca qui descritta rappresenta un rifugio sicuro dalle difficoltà della vita, dove la velocità non esiste e il silenzio è d’oro.
Il rapporto con il fiume, con il lago, con il pesce, è un ritorno all’antico e lo si può comprendere appieno solamente se si è provato qualcosa di simile.

Torniamo presto a pescare, papà?
Il padre sorride, ha ritrovato qualcosa.
Non lo perder
à più.

In questi racconti non si leggono storie, si percepiscono emozioni.
Anche al lettore però viene richiesto di fare la sua parte.
Lo scrittore deve avere certamente la capacità di trasmettere emozioni, ma il lettore deve essere aperto e mentalmente predisposto se vuole sperare di riuscire a recepirle.
Fatta questa precisazione, devo dire che il clima trovato nel libro mi ha ricordato in qualche modo ciò che già avevo provato leggendo Fiesta di Hemingway.
Nessun accostamento tra i due autori, semplicemente ricordo che grazie a quella lettura riuscii ad entrare nella mentalità della sfida onorevole e piena di tradizione e di rispetto, che dovrebbe esistere nel rapporto tra toro e torero, cosa che nulla c’entra con le corride per turisti che conosciamo.
Allo stesso modo, l’uomo pescatore qui raccontato vive un rapporto che vede il medesimo rispetto per quello che è il suo avversario, ossia il pesce.
Il libro è pieno di dettagli che confermano questa cosa.
Compito del lettore riuscire ad identificarli e farli propri.

Puoi leggere la recensione originale qui

luglio 24, 2012

Barafonda: la recensione di Marco Valenti

l più bel libro che ho letto quest’anno. Michele Marziani, con una scrittura semplice soltanto in apparenza ma straordinariamente ricercata e calibrata, ci porta per mano nella storia di un uomo che vede la propria vita distrutta e si ritrova in un altrove nuovo di pacca, dove sperimentare fino al fondo il proprio fallimento ed il proprio abbandono.

I luoghi e i personaggi che popolano Barafonda sono tratteggiati con quella sapienza intrigante che ti offre il modo di pensare molto e soprattutto di riflettere su tutto quello che non è scritto.
Ciascun lettore si può fare le proprie ragioni sulle dinamiche affettive della vita precedente del protagonista Franco Botteghi e su quelle della sua attuale deriva.
Ciascuno può ragionare di orto e di salmastro, di algerini e pesca di frodo, o di ex mogli straordinariamente distaccate, di razzismo spiccio o di autenticità di passione.

Questo libro suscita molte emozioni e le mie personali sono marginali perché se dentro un libro puoi trovare cento cose che Marco Valenti, come Tizio o diversamente da Sempronio e da Caio, ne abbia colte alcune importa poco.
Mi limito a dire che per ogni personaggio, anche marginale, ci sono pennellate essenziali di grandissimi effetto e suggestione.
Dentro Barafonda ci si può comunque indignare così come sentire forte empatia, ci si può ritrovare politicamente corretti oppure tirare fuori pulsioni fuori sinc rispetto a come gira il mondo (così apparentemente perbene): resta sempre una lettura incalzante e talvolta feroce, sempre straordinariamente efficace.
L’efficacia è, soprattutto, nel fatto che tutto quello che ci trovi dentro (e può essere veramente molto) è qualcosa che il libro ti ha smosso senza ricorrere ad alcun espediente didascalico o retorico.
Per quel che valgono, le mie lodi e i miei complimenti ad un autore attentissimo, vivace e sapiente.

A questo link è possibile leggere la recensione completa

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luglio 20, 2012

Un ombrello per le anguille: la recensione di Anonimacucchiaino

Un padre pescatore

A Marzo di quest’anno è uscito “Un ombrello per le anguille” di Michele Marziani, per Guido Tommasi Editore. In rete già altri ne hanno parlato ed io, finalmente, l’ho letto. L’ho letto tutto d’un fiato in una notte. Non mi vergogno affatto di dire che ho riso e pianto come non mi accadeva da tempo. Non solo è scritto bene, ma è vero. Vero nel sentimento ed in ogni dettaglio di quei singoli quadri che sono i 19 racconti di cui si compone. Con il permesso del gentilissimo Michele, pubblicheremo, oggi ed in futuro, alcuni piccoli estratti. Un pescatore leggendo non può non rivivere momenti importanti della sua passione, anzi sarà felice che qualcuno abbia trovato parole per comunicare sensazioni difficili a dirsi. Nel mio caso poi l’immedesimazione è stata travolgente, l’autore infatti ha frequentato Sesia, Toce, Lago d’Orta… le “mie” acque. E poi l’Agogna come primo torrente… anche per me lo è stato! Però io, a differenza dell’autore, ho avuto una grande fortuna che questo racconto sottolinea: io le mie prime volte a pesca ci andavo con mio padre, mi insegnava tutto, riti e magie, lanci e nodi, e molto altro… il padre pescatore che ogni pescatore vorrebbe! Dedichiamo questo racconto a tutti i padri pescatori.

Per leggere la recensione completa di Anonimacucchiaino.com clicca qui

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luglio 16, 2012

Un ombrello per le anguille: la recensione di Angelo Ricci

Ci sono libri che, quando li leggi, ti fanno pensare che l’editoria italiana, a volte, riesce a proporre autentici tesori. È il caso di Un ombrello per le anguille. Conosco da tempo la prosa affilata e al contempo intensa e appassionante di Michele Marziani e la ritrovo in questa squisita e coinvolgente silloge di racconti. Michele Marziani ha il grandissimo pregio di saper raccontare le sue esperienze e le sue passioni trasfigurandole attraverso un filtro narrativo degno di Gianni Brera e Piero Chiara e lo fa superbamente, conducendo per mano il lettore alla condivisione di storie e di sentimenti.

Questi “racconti scritti sull’acqua” (come recita il sottotitolo) sono racconti di pesca, alcuni dei quali sono apparsi negli anni sulle riviste Pescare e Pesca in. Ma non si creda di trovarsi di fronte a una raccolta di pezzi affrettatamente giornalistici perché Un ombrello per le anguille ha la dignità delle short stories della miglior tradizione nordamericana e Michele Marziani riesce a fondere la descrittività analitica di Hemingway con la esistenziale tristezza di Richard Brautigan.
Ognuno dei piccoli gioielli che compongono questa raccolta racconta un intero mondo, un intero universo. Ognuno di questi racconti è un ponte verso il ricordo, verso la rimembranza, verso il bilancio, anche arduo, di una vita. Michele Marziani è un autentico scrittore del territorio, che narra non in senso agiografico, bensì nel senso più alto del termine. Sempre, nei suoi romanzi così come nei suoi racconti e anche nei suoi saggi, è presente la consapevolezza che ogni luogo nasconde una storia e che ogni luogo influenza le nostre vite così come le nostre vite a loro volta influenzano i luoghi.

E i luoghi che fanno da sfondo ai libri di Michele Marziani diventano ben presto luoghi autenticamente narrativi. Così come luoghi autenticamente narrativi sono questi laghi, questi torrenti, questi fiumi che sono i veri protagonisti di Un ombrello per le anguille. E il fluire di queste vie d’acqua diviene ben presto il fluire delle vite degli uomini e delle donne che accanto ad esse hanno vissuto e spesso anche sofferto, ma donando sempre un patrimonio di esperienza e di sentimenti. Quello stesso patrimonio che Michele Marziani ancora una volta regala ai suoi lettori.

Angelo Ricci su Notte di nebbia in pianura

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maggio 8, 2012

Un ombrello per le anguille su Booksblog

La recensione della raccolta di racconti Un ombrello per le anguille pubblicata da Roberto Russo su Booksblog.

Un libro da leggere nel silenzio, meglio ancora se in mezzo alla natura. A ogni pagina dell’ultima fatica letteraria di Michele Marziani, infatti, si sente lo scrosciare della acque e l’amore per la natura e per i ricordi che, dal cuore, prendono vita nella scrittura di Marziani. Un ombrello per le anguille. Racconti scritti sull’acqua è, infatti, una raccolta di testi che riguardano il mondo della pesca ma, allo stesso tempo, è un inno di amore a una realtà che, purtroppo, non c’è più e che molti di noi possono conoscere solo grazie a bei testi come quello di Michele Marziani.

Non è certo nuovo Michele Marziani a raccontare di acqua, pesca e pesci (basti ricordare, per esempio, il suo romanzo La signora del caviale, o La trota ai tempi di Zorro o anche il recente Il paese dei Ghiottoni in cui si parla anche di pesca). In questa raccolta, tuttavia, si percepisce un fremito che negli altri testi non si notava. Forse perché, trattandosi di vari racconti, l’autore può lasciar via libera al flusso dei ricordi e, così facendo, insieme alle parole trasmette la passione.

Dei diciannove racconti scritti sull’acqua che compongono la raccolta, ne segnalo quattro che mi sono piaciuti particolarmente. Il primo L’ombrello per le anguille, che apre le danze, cesellato sull’aria autunnale, con il mare che ruggisce, il vento che fa turbinare le foglie e il fiume che si gonfia: tempo ideale per pescare le anguille. Con l’ombrello. Bucato.

Venti dicembre, lago Maggiore, poi, racconta di Girolamo Tenti, che viene licenziato, e non sa come dirlo alla famiglia. Solo un ritorno alla sua infanzia, alla sua pesca lo aiuterà un po’ a trovare pace, con sé e con gli altri.

Delicato, ma deciso, è il racconto La papera di Martina in cui padre e figlia si ritrovano su una barca a pescare lucci, e, soprattutto, a rinsaldare i legami familiari. Infine, Il pigo di Leonida: un testo che, complice la passione per la pesca, annulla le distanze socio-culturali tra due pescatori, uno giovane e l’altro vecchio.

Una lettura da fare con calma, senza farsi prendere dall’ansia di terminare il libro: del resto per pescare ci vuole pazienza, no?

Se ancora oggi mi faccio domande sul senso della vita piuttosto che sul prezzo della mia prossima auto, lo devo ai fiumi. L’ho già scritto altre volte: quando sono davanti all’acqua, avverto con forza che mi si muove qualcosa dentro, è come se una grande malinconia e un’energia senza fine lottassero alla bocca dello stomaco. E sento che sono vivo, che tutti a questo mondo abbiamo un senso.

aprile 18, 2012

Barafonda: cosa ne pensa Libri e Recensioni

Libri e Recensioni scrive di Barafonda:

L’ultimo libro di narrativa di Michele Marziani (che si dedica anche a generi del tutto diversi) è Barafonda, titolo che indica una località fisica – il posto “tra il fiume e il mare” dove il protagonista va a vivere – ma che rappresenta, soprattutto, il punto d’incontro tra due diverse aspettative di vita. Per Franco, ex pediatra che ha visto la propria esistenza crollare da un giorno all’altro, è il punto d’arrivo, un luogo in cui sopravvivere e basta, senza più nulla per cui lottare né alcuna speranza per il futuro. Per Habib e la sua famiglia, algerini che abitano vicino a lui, è un punto di partenza, il luogo da cui sperano di iniziare una nuova vita, migliore per tutti, con una casa, il lavoro, la scuola…
La contrapposizione di questi due mondi, di questi universi agli antipodi, sta alla base del libro che si srotola in un intreccio intenso, spostandosi da un personaggio all’altro e dando voce a ognuno di loro per raccontarne i sogni e le speranze, le delusioni ed il dolore, in un romanzo ad ampio respiro, ricco di emozioni.
Da Franco ad Habib, da Jelena a Camilla ed ai figli, l’autore spazia da una vita all’altra, raccontando brandelli di esistenze differenti il cui punto comune, il catalizzatore, sembra essere proprio Franco, un uomo che “la vita se l’era inventata” e che, quando tutto gli crolla intorno e la sua vita precedente diventa ormai un’utopia, si scopre non solo incapace di reagire, ma soprattutto disinteressato a lottare per qualcosa di diverso da ciò che aveva prima e che, visti gli eventi, non può più riavere.
L’ex pediatra non incarna affatto la figura di un eroe e non è nemmeno particolarmente simpatico, anzi… razzista, indisponente, trascurato, cinico anche nei confronti di chi lo ama e lo aiuta, Franco, amareggiato dal fallimento ed in lotta col mondo che ha messo in secondo piano la sua esperienza trentennale rispetto ad un mero pezzo di carta, sfoga tutto il suo livore verso chi lo circonda, facendo di una sincerità brutale quasi un’arma di difesa.
Attorno a lui ruotano altre vite, deluse e fallimentari o piene di speranza verso il futuro: da Camilla, che si ritrova improvvisamente sola dopo aver allontanato un uomo che non riconosce per averle raccontato menzogne per anni a Jelena ed Habib, splendide figure di forza e positività, pronte a lottare per un domani diverso e disposte ad adattarsi ai mille piccoli e grandi compromessi cui la vita costringe a sottostare, pur di non gettare la spugna.
Un romanzo corale questo di Marziani, reso intenso dalle mille voci che lo compongono e con un finale particolare e sopra le righe perché la vita, in fondo, riserva sempre tante sorprese.
(M.G.)

Qui l’articolo completo

aprile 12, 2012

Barafonda su Entusiasmi…repressi e non…

La recensione di Barafonda sul blog Entusiasmi…repressi e non…

Ho cominciato a leggere Barafondadopo aver assistito alla presentazione dell’autore Michele Marziani.

Non è cosa che faccio spesso, nel senso che più notizie mi arrivano sulla trama di un libro o di un film, più è difficile che poi io lo legga o vada al cinema per guardarlo.

E’ vero, le presentazioni sono interessanti e spesso contribuiscono ad alimentare la curiosità del lettore, però a me tutto ciò non capita.

In realtà durante questi eventi mi succedono due cose tra loro contrastanti:

da una parte la mia curiosità per la storia diminuisce in maniera proporzionale ai dettagli che man mano vengono svelati nel corso della presentazione, dall’altra parte tutto quello che si muove attorno alla storia mi coinvolge molto, ad esempio qual è sia stata l’idea iniziale, come la cosa abbia acquisito sempre più importanza nella mente dell’autore, la presenza di aneddoti e curiosità aggiuntive che valga la pena raccontare ecc. ecc.

Facendo il parallelo con il mondo del cinema sarebbe come dire che preferisco di gran lunga il backstage al trailer; a molti questa cosa suona un po’ strana però questo è.

Barafonda quindi…

Il libro racconta sostanzialmente una storia di integrazione alla rovescia, nel senso che sono i cosiddetti “intrusi” che per ragioni diverse danno una mano all’indigeno in difficoltà.

Tutto ciò avviene a causa di una importante scoperta delle forze dell’ordine che casualmente vengono a conoscenza del segreto di un noto e stimato professionista.

Da questo punto di partenza prende il via tutta una storia decadente piena di vergogna, di delusione, di voglia di sparire.

Ecco apparire un mondo completamente diverso da come lo si era sempre visto fino ad un attimo prima.

Un mondo dove è difficile categorizzare gli individui e dividerli ad esempio in buoni e cattivi perché entrano in gioco tutta una serie di elementi che non erano mai stati considerati prima di allora.

Ne consegue un clima cupo nel quale solo a volte si insinua uno spiraglio di luce, luce che viene accesa proprio dai più sfortunati che in qualche maniera condividono spontaneamente il poco che hanno, causando una lunga serie di domande nella testa del protagonista.

Per quale motivo leggerlo allora se la traccia principale della storia e buona parte della trama mi erano già conosciute?

Per provare un tipo di lettura diversa dal mio solito; invece di concentrarmi sulla storia, ho provato semplicemente ad ascoltarla.

E ciò è stato possibile perchè avevo fresca nella mente il tono della voce dell’autore, il suo modo di parlare, la sua cadenza, il suo accento.

Ne è uscito un qualcosa di molto interessante che mi porta a consigliare a tutti quanti di cercare una qualsiasi intervista ( su youtube ad esempio ) dell’autore del quale si sta per leggere un libro, in modo da immaginare di leggere il libro con la sua voce.

Il suono delle pagine che scorrono sarà una gradita sorpresa.

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