Archivio per luglio, 2009

luglio 29, 2009

Michele e Umberto Dei ospiti dell’agriturismo Le Occare

Mentre ripercorreva i luoghi in cui è ambientato il suo nuovo romanzo La signora del caviale, Michele è stato ospite assieme a Luca e Stefano di SintesiComunicazione - che realizzeranno il booktrailer del libro – all’Agriturismo Le Occare, luogo di grande fascino e squisita ospitalità.
Eccolo immortalato con Cristina, la gentilissima padrona di casa. Tra loro non poteva mancare Umberto Dei.

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luglio 15, 2009

La storia

“La signora del caviale” narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza, discreta e distante, della signora del caviale. Lei, ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po.
Una storia che attraversa due dei drammi maggiori del Novecento, la guerra con le persecuzioni razziali e il degrado ambientale causa della scomparsa degli storioni.
Con “La signora del caviale” Michele Marziani si conferma scrittore capace di affrontare grandi temi attraverso storie minori e utilizzando un linguaggio leggero, quasi poetico, che non rinuncia mai ad una nota ironica.

luglio 15, 2009

Umberto Dei a Tarzo, Treviso, il 19 luglio

E’ di Marco Boscarato l’idea di presentare il romanzo Umberto Dei, seguito da una bella cena con i prodotti dell’azienda agricola Costadilà e infine via di musica, jazz, con il chitarrista milanese Gigi Cifarelli.
Il tutto all’interno della manifestazione Ubi Jazz, presso l’azienda Costadilà di Tarzo, Treviso, domenica 19 luglio, a partire dalle 19,30.
A chiacchierare con Michele Marziani del libro Umberto Dei ci sarà Maurizio Crema, giornalista del Gazzettino.

luglio 6, 2009

Intervista a Michele Marziani

Intervista rilasciata a Carla Casazza in occasione dell’uscita di Umberto Dei.

Curiosando nel tuo sito ufficiale è evidente la tua predilezione per la bicicletta come mezzo di trasporto. Ma da qui a scegliere una biciletta come musa ispiratrice per un romanzo ce ne passa. Come ti è nata questa idea? E sei davvero un esperto di “cose ciclistiche” come il protagonista del romanzo?

In realtà è avvenuto il contrario. E’ proprio scrivendo Umberto Dei che mi sono appassionato alla bicicletta al punto da farla diventare il mio principale mezzo di trasporto. Raccogliendo informazioni, idee, suggestioni, leggendo saggi che mi hanno accompagnato a costruire personaggi e storia (cito su tutti Ivan Illich con Elogio della bicicletta e Colin Ward con Dopo l’automobile). Prima di scrivere il libro avevo una bicicletta e la usavo. Punto. La utilizzavo anche a Milano dove vivevo per raggiungere la casa editrice in cui lavoravo, ma era un modo per evitare il traffico, il caos, la calca nel metrò. Un anno prima di scrivere Umberto Dei neppure avevo mai sentito nominare questo costruttore. Oggi mi telefonano per sapere se il modello tal dei tali del 1934 montava i fari Radius. E io so rispondere e rispondendo mi stupisco. Non ho portato la mia vita dentro il romanzo, ma il romanzo dentro alla quotidianità. Quindi no, non sono, o almeno non ero, un esperto di “cose ciclistiche”. Sono uno che non riesce a scrivere se non arriva in fondo alla materia che tratta, questo sì.

Umberto Dei affronta temi importanti, significativi: l’amore, il coraggio di ricominciare da zero, il rendersi conto che gli ideali su cui abbiamo fondato una vita si possono sgretolare per colpa di pregiudizi a cui ci credevamo immuni e che invece sono insiti nella nostra cultura. Avevi deciso a priori di affrontare questi argomenti o ti sono usciti dalla penna via via che nasceva la storia?

La storia voleva raccontare sin dall’inizio, sin da quando ha preso forma, una crisi profonda, un cambiamento, il percorso di un uomo. L’unica nota autobiografica sta proprio nel pregiudizio: credevo di esserne immune e me lo sono ritrovato dentro, da qualche parte, nato per caso. In questo “per caso” ho scavato dando vita al personaggio di Arnaldo Scura. Insomma ho pescato dalla vita, cercando di fare, nel mio piccola della letteratura, nella definizione di Orhan Pamuk: raccontare le storie di altri come se fossero nostre e le nostre come se fossero di altri.

Arnaldo Scura, il protagonista, inizialmente sembra uno “duro e puro”, senza preconcetti, capace di portare avanti delle idee fuori dal coro e di difenderle senza paura del giudizio altrui. Un moderno Don Chisciotte, un idealista. Ma nell’evoluzione della vicenda scopre con rammarico di essere vittima pure lui di pregiudizi che non credeva potessero sfiorarlo. Ed è a mio avviso uno dei passaggi che stimolano maggiormente una riflessione nel lettore. Quanto ritieni che la nostra cultura, la maniera di pensare in cui siamo stati immersi fin da piccoli, influenzi il nostro libero arbitrio? E – alla luce dell’attualità – che strumenti possiamo avere per riuscire a svincolarci da quella corrente che sta remando indietro di decenni e sta riportando il nostro paese a chiusure degne del ventennio?

Certo il pregiudizio dal quale nasce l’equivoco, che è l’altra parola chiave del mio romanzo, è centrale. Anche nella riflessione che si può aprire intorno a una storia, che rimane comunque racconto, luogo di narrazione. Credo, per rispondere alla domanda, che dovremmo semplicemente ricominciare a pensare, liberi dall’eccesso di esposizione ai mass media, dalla troppa informazione che ci spinge a ragionare intorno a cose spesso inutili o comunque con punti di vista già confezionati tra i quali si sceglie, per sentimento o per ragionamento guidato, quello che ci piace di più. Ecco, la letteratura, la narrativa, in questo ci apre nuovi orizzonti: ci offre altri punti di vista, stimola coscienze sopite, parla più spesso allo stomaco e all’anima, invece che alla ragione. Se leggiamo il giornale sappiamo più cose, ma non sappiamo come affrontarle, se leggiamo un buon libro sappiamo meno cose, ma sentiamo che ci sono altre strade per affrontare la vita. Ovvio, il ragionamento è all’estremo, meglio leggere entrambi, ma fa parte delle mie scelte personali: credo anche per questo di essermi allontanato dal giornalismo per avvicinarmi sempre più alla narrativa. Sapere più cose non ci rende migliori, ne abbiamo la prova oggi in un mondo in cui sappiamo tutto e di più. Leggere buoni libri mi rende migliore.

Arnaldo nei momenti difficili si rifugia in un buon vino o in una ricetta semplice ma evocativa in cui trovare ancora aromi e profumi di un tempo. L’enogastronomia ci salverà?

No, ma può aiutarci a vivere meglio.

luglio 1, 2009

Album fotografico: il 19 giugno a Rimini

P6180129Uno scatto della presentazione svoltasi il 19 giugno nella Sala della Provincia a Rimini.
Oltre al pubblico, in sala, era presente anche una bici Umberto Dei originale.

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